Low budget, big surf: tra le onde della Sardegna

Come si può surfare alla grande con soli 50 euro in tasca? I ragazzi del Vertical hanno la risposta. Si chiama Sardegna, ma non quella delle file mostruose ai traghetti e nemmeno quella delle passerelle per veline, politici e paparazzi. Parliamo della Sardegna ruvida, aspra e straordinaria del mese di ottobre, quando solo le pecore accompagnano il rombo di onde del tutto  simili a quelle oceaniche.

A metà ottobre, io (Chioccia), Cico e Adele siamo andati a Genova, abbiamo guardato le partenze dei traghetti, scucito 50 euro dal portafoglio e ci siamo imbarcati su un traghetto alla volta delle terre sarde. Ci siamo rimasti per quindici giorni. Al galoppo della favolosa Dacia a gas di Adele, abbiamo girato la Sardegna in lungo e in largo, ovviamente con la tavola sul tetto della macchina. La ricerca di buone onde ha delineato maggiormente il tragitto, ma il vagare a zonzo tra la costa ovest e l’interno dell’isola ha reso il viaggio molto più divertente.

oceano mare

La Sardegna è a dir poco eccezionale sotto tutti i punti di vista.
E’ un’isola dai mille volti; sembra di essere ovunque ma non in Italia: le onde sono oceaniche, sia per tipologia che per frequenza di mareggiate (200 giorni di surf all’anno). L’acqua è cristallina: i primi giorni fai fatica ad abituarti perché vedi le rocce passare sotto alla tavola e i pesci che ti accarezzano i piedi. Quando esci dall’acqua, ti togli la muta guardando dritto in faccia i fenicotteri. Ma basta fare 50 chilometri per entrare nel set di Blade Runner: cave abbandonate, pareti a strapiombo nel mare, enormi scogli che si innalzano nel bel mezzo dell’acqua, spiagge deserte con sabbia bianca e acqua azzurra. Ora capisco perché i Vip vengono a svernare da queste parti e molte troupe cinematografiche decidono di girare film o spot in queste terre.

l’ottobre sardo

In questo periodo l’isola svela tutto il suo fascino: le coste sono deserte, si trovano solo i pescatori, i pastori con le greggi, pochissime macchine, qualche cane e i surfisti. Alcuni arrivano dal “continente”; altri (quelli che hanno capito tutto dalla vita) vivono lì, hanno le loro attività estive e, una volta finita la stagione commerciale, vivono tranquilli nel paradiso italiano, surfando su onde tanto lisce da sembrare vetro e mangiando cose sane…

Il nostro zingarare è filato alla perfezione, siamo partiti con l’intenzione di conoscere quest’isola e l’abbiamo fatto. Personalmente volevo surfare tanto e bene e l’ho fatto (compresa una volta in cui sono entrato da solo a Capo Mannu e non ho preso un’onda perché era troppo grossa per le mie capacità). Volevamo mangiare il porceddu e l’abbiamo fatto, volevamo mangiare i malloreddu ma erano da prenotare con un giorno d’anticipo e noi non sapevamo dove saremmo stati un giorno per l’altro…Poi ero partito con l’intenzione di ustionarmi la caviglia con l’acqua bollente del fornello e anche questo – senza neanche troppo impegno – sono riuscito a farlo!

Posso solo consigliarvi un giro in Sardegna, con o senza tavola sul tettuccio. Possibilmente mangiate i malloreddu così mi dite come sono e prima di partire imparate un po’ di parole in sardo. E’ importante perché, come abbiamo letto su molti muri, “la Sardegna non è Italia”.

 


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