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		<title>India: lasciatevi portare</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 11:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono posti per i quali non basta aver imparato a memoria la Lonely Planet, non basta essersi sorbettati uno slideshow di foto dell’amico , non basta aver seguito un ciclo di lezioni sulla cultura e sul clima locale. Non basta per capire le mille sfumature di quel luogo, ma anche semplicemente per intuirne il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://blogs.sportduepuntozero.it/verticalifeteam/wp-content/uploads/2012/02/DSC_0476_c-300x200.jpg"><img class="size-full wp-image-231 alignleft" title="India Verticalifeteam - Foto Adele Obice" src="http://blogs.sportduepuntozero.it/verticalifeteam/wp-content/uploads/2012/02/DSC_0476_c-300x200.jpg" alt="India Verticalifeteam - Foto Adele Obice" width="300" height="200" /></a>Ci sono posti per i quali non basta aver imparato a memoria la Lonely Planet, non basta essersi sorbettati uno slideshow di foto dell’amico , non basta aver seguito un ciclo di lezioni sulla cultura e sul clima locale. Non basta per capire le mille sfumature di quel luogo, ma anche semplicemente per intuirne il profumo, l’aria di casa, il sapore dei suoi muri. </strong><strong>Ci sono luoghi dove è necessario andare direttamente, dove ci sono visi che bisogna vedere coi propri occhi, strade che bisogna attraversare con le proprie gambe, odori che bisogna provare sulla propria pelle e gusti che bisogna assaporare con la propria lingua. L’India è uno di questi luoghi.</strong></p>
<p>L’india è una terra dove passato e presente convivono in uno straordinario connubio.<br />
L’India è un mondo a sé, che può dare tutto e togliere il respiro non appena girato l’angolo.<br />
In India tutto è contraddittorio e allo stesso tempo perfettamente amalgamato e armonioso.<br />
In India si ha spesso la sensazione di ricevere uno schiaffo in pieno volto.<br />
Non c’è un percorso giusto o sbagliato da intraprendere in India, non ci sono luoghi da privilegiare a discapito di altri: quello che bisogna fare in India è solo scendere in strada …e lasciarsi portare dal flusso della vita. Questo è il giusto inizio per l’avventura.</p>
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		<title>Surf in the Yem-E-N Surf in the Yem-E-N</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 10:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sport Torino]]></category>
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		<description><![CDATA[Fare i turisti nello Yemen è di per sé una scelta bizzarra. Andarci poi con l’intenzione di surfare è oltre ogni sana immaginazione. Eppure i ragazzi del vertical team l’hanno fatto. Sfidando il fondamentalismo islamico, gli squali, l’assenza di acqua e l’ombra silenziosa della guerra. Sono tornati a raccontarcelo, e tanto basta. Surfare. Per noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-227 alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Vertical Yemen - Foto Adele Obice" src="http://blogs.sportduepuntozero.it/verticalifeteam/wp-content/uploads/2012/02/IMG_3213-300x200.jpg" alt="Vertical Yemen - Foto Adele Obice" width="300" height="200" /><strong>Fare i turisti nello Yemen è di per sé una scelta bizzarra. Andarci poi con l’intenzione di surfare è oltre ogni sana immaginazione. Eppure i ragazzi del vertical team l’hanno fatto. Sfidando il fondamentalismo islamico, gli squali, l’assenza di acqua e l’ombra silenziosa della guerra. Sono tornati a raccontarcelo, e tanto basta.</strong></p>
<p>Surfare. Per noi significa viaggiare, conoscere, osare, scoprire cosa c’è oltre alla punta del nostro naso, cosa ci ha regalato il mondo oltre al posto nel quale siamo nati. Questo è il motivo che ci ha spinto, nel luglio scorso, ad imballare due longboard in una scatola di cartone e a comprare 3 biglietti per Sana’a, capitale dello Yemen.</p>
<p>L’itinerario della nostra esplorazione surfistica inizia nella zona di Hawf, laddove la costa oceanica dello Yemen cede il posto a quella dell’Oman, l’intenzione sarà ridiscendere la costa fino alla città di Mukalla e volare verso la misteriosa isola di Socotra.</p>
<p>Usciti dall’aeroporto, la sensazione è di completo smarrimento: l’afa e l’umidità sembrano insopportabili; i nostri occhi europei vedono una cittadina caotica, polverosa, avvolta in una nebbia pesantissima. Incontriamo Khaled, la nostra guida, carichiamo i bagagli sul tetto della jeep, tiriamo un lungo respiro e partiamo.</p>
<p>Percorrendo non più di 20 km il paesaggio muta completamente, dal deserto più arido si passa alla montagna verde, la sensazione è quella di trovarsi in un posto unico. La lingua di asfalto scorre in una giungla verdissima e afosa, giriamo una collina, la nebbia si dirada, abbiamo il primo incontro con ciò che stiamo cercando: l’Oceano Indiano.</p>
<p>La natura, con la sua semplice prepotenza, basta a spazzare via tutti i dubbi, le paure, le incertezze, è la piena solitudine dell’incertezza; una serie di onde selvagge e libere rendono tutto più chiaro, distinto, reale, come a dire: “Beh?! Che fate lì?”.</p>
<p>Scorgiamo una lingua di terra che si sdraia verso il mare. Sembra che crei un’onda destra e la curiosità non fa altro che darci una risposta. Una stradina si insinua in un piccolo villaggio, sbuchiamo in un posto surreale, una spiaggia deserta, avvolta nella nebbia; proprio di fronte a noi capiamo che la lingua di terra è un molo naturale che crea una piccola, ma lunga onda destra.</p>
<p>Siamo stanchi, è tardi, non sarebbe un buon momento per entrare in acqua, gli squali sono una delle incognite che ci affligge fin dalla partenza, ma la voglia è irresistibile, lasciamo da parte ogni pensiero, ogni paura, sfiliamo le tavole ed entriamo. Giusto il tempo di concederci un paio di onde, fino a quando il buio ci obbliga ad uscire, c’è la luna piena, “Kamar”, montiamo le tende e ci infiliamo nei sacchi a pelo, “Kamar piont”, questo è il nome che daremo a questo spot.</p>
<p>Il mattino seguente sono alcune voci a svegliarci: schiamazzi di ragazzini che giocano a calcio vicino a noi. Usciamo dalle tende, ci strofiniamo gli occhi e ciò che vediamo ci lascia senza respiro: al loro cospetto, rialzato su una collina, c’è un vecchio carro armato che punta il cannone proprio verso di loro. E’ un carro armato dell’esercito russo: durante la guerra ha sparato, ha fatto rumore, polvere, vittime. La spiaggia dove prima cadevano proiettili oggi è un campetto da calcio, l’Oceano dal quale sbarcavano navi militari oggi è per noi Kamar piont, per un secondo ci sentiamo fieri di essere surfisti, esploratori, piccoli portatori di pace.</p>
<p>La voglia di rientrare in acqua si fa sentire, surfiamo per ore, vorremmo fermarci qui per giorni, ma vogliamo esplorare e continuiamo a rotolare lungo la costa con la speranza che quel monito di guerra arrugginito venga consumato dal sale e dalla sabbia, in fretta, il più in fretta possibile.</p>
<p>I paesaggi sono incredibili, i villaggi sono argilla nel deserto, tre tubi di ferro in mezzo al nulla creano campetti da calcio, ne vediamo a decine, ovunque. Come in ogni esplorazione, non sempre si trova quello che si sta cercando… a volte si trova anche di meglio.</p>
<p>Il gusto per l’ignoto ci spinge senza motivo su di uno sterrato che ci conduce in una spiaggia completamente deserta, il mare è piatto, non c’è onda, questo tratto di costa è riparato ma non ci importa! Il posto è da favola, ci fermiamo a respirare, a pensare, semplicemente a guardare.</p>
<p>E’ in questa insenatura, a Ras Sharma, che durante la notte veniamo svegliati da uno degli spettacoli più emozionanti che la natura possa offrirci. C’è la luna piena, la sabbia bianchissima a quest’ora, con questa luce, diventa di un blu profondo e flotte di tartarughe approdano al bagnasciuga perdendo la loro naturale agilità sottomarina, con movimenti lentissimi ma precisi, scavano enormi fosse e ripongono decine di uova. Restiamo a bocca aperta sperando di non incontrare Piero Angela a rubarci lo spettacolo.</p>
<p>Giorno per giorno, ci rendiamo conto che in questa terra ogni posto è una scoperta, ogni situazione è unica; una semplice sosta per cercare dell’acqua potabile diventa un pezzo di vita da tenere stretto, la nostra presenza è ovunque motivo di festa, il concetto di turista non esiste, siamo gli stranieri che vengono da un altro villaggio, la lingua è diversa, i vestiti anche, ci portiamo appresso due strani attrezzi, ma sorridiamo e questo basta a tutti. Il pane più buono del mondo ci viene preparato sul momento, il fuoco diventa rovente per scaldare il nostro cibo, non possiamo desiderare di meglio.</p>
<p>“Se questo fosse il tuo ultimo giorno di vita cosa cambieresti? Niente!”</p>
<p>La nebbia è scomparsa, il sole del deserto diventa nostro fedele amico, il sole, SHAMS, è il nome che daremo ad uno degli spot che troviamo a Tabut, a 120 km da Mukalla. Una spiaggia lunghissima e desolata, una secca che produce un’onda sinistra lunga e divertente, oggi Shams ci scalda, Shams ci accoglie. Per un momento abbiamo la sensazione di rallentare, di percepire il feeling intimo di questo posto. Più ci avviciniamo a Mukalla, più la presenza della Somalia ripara la costa dello Yemen e riduce la forza dei monsoni, il mare non offre più onde surfabili, anche se incontriamo picchi che fanno credere che nel periodo in cui il monsone soffia con più irruenza, queste siano zone potenzialmente molto interessanti. Arriviamo a Mukalla, la città nella quale finisce la nostra esplorazione surfistica sulla terra ferma, per poi continuare sull’isola di Socotra.</p>
<p>Il primo vero contatto con una cittadina yemenita, la vita è frenetica, chiassosa, ma allo stesso tempo pacata e silenziosa, il mercato del pesce ci rapisce, urla, contrattazioni, odori, questo è il luogo in cui il pensiero che ogni giorno ci riempiva la testa prima di entrare in acqua diventa realtà tangibile. Il pesce più pregiato sui tavoli umidi e puzzolenti del mercato è infatti lo squalo. Noi lo fissiamo, lo tocchiamo ed una goccia di sudore freddo ci cade dalla fronte.</p>
<p>Siamo a metà del viaggio, ciò che lo Yemen ci ha mostrato fino a qui supera di gran lunga le nostre aspettative. Con la consapevolezza di ciò che lasciamo saliamo sull’aereo, non resta che sederci, allacciare le cinture ed attendere di atterrare a 350 km da qui, sull’isola di Socotra.</p>
<p>E’ un vento fortissimo ad accoglierci, l’isola è uno scoglio di 3500 km quadrati in mezzo all’oceano Indiano, migliaia di chilometri di mare aperto gonfiano i venti meridionali che scagliano la loro irruenza sulle coste dell’isola per tre mesi all’anno.</p>
<p>Partiamo immediatamente, siamo al nord, questa parte di costa dovrebbe essere riparata dal vento, il mare invece è in crespatissimo ed il vento inarrestabile, non ce ne curiamo troppo e ci dirigiamo a sud, verso la costa “esposta”. Arrivati sulla costa meridionale non crediamo ai nostri occhi, tutto è alla rovescia, il vento è quasi assente, l’oceano di un azzurro sconcertante non è in grado di creare onde surfabili, esploriamo in lungo ed in largo, o per i fondali inconsistenti o per le alte scogliere a picco. Ovunque la costa ci respinge, possiamo solo guardare.</p>
<p>Ci sono alberi che smentiscono il presupposto che le radici debbano stare sotto terra, grotte che portano al centro del mondo, piante che si nutrono di roccia, natura che dona incenso, fondali che vivono e si mostrano come metropoli sottomarine, tutto a Socotra è purezza.</p>
<p>Abbiamo avuto la fortuna di essere tra le 4 o 5 persone che finora hanno fatto surf in Yemen e ciò che abbiamo visto e provato è la chiara manifestazione che la realtà è ben diversa dal sentito dire.</p>
<p>Uno dei paesi più armati al mondo, paese nativo della famiglia Bin Laden, simbolo del fondamentalismo islamico, per noi non è stato altro che terra di pace, di scoperta, di onde e di sorrisi. Di armi ne abbiamo viste molte, abbiamo anche sparato, ma abbiamo deciso di non mostrarle, di non parlarne, non per nasconderle o far finta di nulla, ma perché sono un’icona sbagliata, fuorviante per l’occhio occidentale; abbiamo rischiato, accettato la sfida e abbiamo voluto scoprire la vera faccia dello Yemen, la faccia nascosta quella che per noi è di maggior valore.</p>
<p>di <strong>Riccardo Chiura</strong></p>
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		<title>Nuovo successo per la Vertical City Race</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 21:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pioggia è caduta ininterrottamente dal pomeriggio di ieri fino alle prime ore di questa mattina. Questo però, non ha scoraggiato i 102 atleti che hanno preso parte alla seconda edizione della Vertical City RaceE soprattutto, non ha fermato i ragazzi del Vertical Life Team, comitato organizzatore, che hanno lavorato tutta la notte per rendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/09/VERTICAL-CITY-RACE-14.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3430" title="Vertical City Race 2011 - Foto Renzo Bussio" src="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/09/VERTICAL-CITY-RACE-14-300x199.jpg" alt="Vertical City Race 2011 - Foto Renzo Bussio" width="300" height="199" /></a>La pioggia è caduta ininterrottamente dal pomeriggio di ieri fino alle prime ore di questa mattina. Questo però, non ha scoraggiato i 102 atleti che hanno preso parte alla seconda edizione della Vertical City Race<span id="more-3429"></span>E soprattutto, non ha fermato i ragazzi del Vertical Life Team, comitato organizzatore, che hanno lavorato tutta la notte per rendere agibile il percorso di gara. Si è così disputato senza intoppi questo evento sportivo multidisciplinare, nel quale 34 squadre composte da tre atleti ciascuna si sono sfidate nelle prove di corsa, 18 chilometri, mountain bike, 25 chilometri, e poi kayak, teleferica, arrampicata e orienteering.</p>
<p>La vittoria finale è andata all’X Terra Team, composto da Matteo Marchisio, Francesco Dutto e Gabriele Vargeno, i quali hanno fatto registrare un tempo di 3h08’57”. Alle loro spalle il Torino Triathlon con Massimiliano Malano, Matteo Bonifacio e Andrea Vellano con il tempo di 3h14’39”. Terzi quelli del Triathloncoach.it di Andrea Gabba, Federico Borio e Millesimo Michele con 3h18’48”.</p>
<p>Piazza Castello non solo è stata il centro logistico della Vertical City Race, ma per un giorno si è trasformata nel cuore sportivo di Torino, ospitando anche il Torino Street Style. Giovani e giovanissimi si sono esibiti in spettacolari performance con la bmx, con la ruota di rhon e con prove di bicicletta per i più piccini.</p>
<p>È stata una domenica diversa, una festa dello sport, che ha portato atleti, appassionati, curiosi e famiglie a vivere una domenica dedicata a discipline sportive meno conosciute, ma altamente affascinati e divertenti.</p>
<p>Il Foto Racconto di <strong>Massimo Pinca</strong></p>
<p>[nggallery id=80]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Foto Racconto di <strong>Renzo Bussio</strong></p>
<p>[nggallery id=78]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Foto Racconto di <strong>Marco Ceste</strong></p>
<p>[nggallery id=79]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Foto Racconto di <strong>Gianluca Ciro Tancredi</strong></p>
<p>[nggallery id=81]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>India: lasciatevi portare</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 14:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono posti per i quali non basta aver imparato a memoria la Lonely Planet, non basta essersi sorbettati uno slideshow di foto dell&#8217;amico , non basta aver seguito un ciclo di lezioni sulla cultura e sul clima locale. Non basta per capire le mille sfumature di quel luogo, ma anche semplicemente per intuirne il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/08/DSC_0476_c.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3118" title="India - Foto: Vertical team" src="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/08/DSC_0476_c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Ci sono posti per i quali non basta aver imparato a memoria la Lonely Planet, non basta essersi sorbettati uno slideshow di foto dell&#8217;amico , non basta aver seguito un ciclo  di lezioni sulla cultura e sul clima  locale. Non basta per capire le mille sfumature di quel luogo<span id="more-3112"></span>, ma anche semplicemente per intuirne il profumo, l&#8217;aria di casa, il sapore dei suoi muri. </strong><strong>Ci sono luoghi dove è necessario andare direttamente, dove ci sono visi che bisogna vedere coi propri occhi, strade che bisogna attraversare con le proprie gambe, odori che bisogna provare sulla propria pelle e gusti che bisogna assaporare con la propria lingua. L’India è uno di questi luoghi.</strong></p>
<p>L&#8217;india è una terra dove passato e presente convivono in uno straordinario connubio.<br />
L&#8217;India è un mondo a sé, che può dare tutto e togliere il respiro non appena girato l’angolo.<br />
In India tutto è contraddittorio e allo stesso tempo perfettamente amalgamato e armonioso.<br />
In India si ha spesso la sensazione di ricevere uno schiaffo in pieno volto.<br />
Non c’è un percorso giusto o sbagliato da intraprendere in India, non ci sono luoghi da privilegiare a discapito di altri: quello che bisogna fare in India è solo scendere in strada &#8230;e lasciarsi portare dal flusso della vita. Questo è il giusto inizio per l’avventura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[nggallery id=62] </p>
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		<title>Torino goes vertical</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 08:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
				<category><![CDATA[09.Settembre 2011]]></category>
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		<description><![CDATA[Pensate se Torino fosse un mega parco giochi, un luogo fantastico dove uscire dall’ufficio e potersi imbrattare le mani nel fango, schizzarsi con l’acqua, arrampicarsi sui muri, appendersi ai cavi, catapultarsi in bici. Il tutto senza mamme che sbraitano perché abbiamo macchiato i jeans. Se almeno una volta avete fatto questo sogno, allora siete pronti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/07/VCR-kayak-A-9.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2986" title="Vertical city Race - Foto Massimo Pinca" src="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/07/VCR-kayak-A-9-300x121.jpg" alt="Vertical city Race - Foto Massimo Pinca" width="300" height="121" /></a>Pensate se Torino fosse un mega parco giochi, un luogo fantastico dove uscire dall’ufficio e potersi imbrattare le mani nel fango, schizzarsi con l’acqua, arrampicarsi sui muri, appendersi ai cavi, catapultarsi in bici. Il tutto senza mamme che sbraitano perché abbiamo macchiato i jeans. <span id="more-2985"></span> </strong></em><em><strong>Se almeno una volta avete fatto questo sogno, allora siete pronti per l&#8217;edizione 2011 del Vertical City Race, una gara spettacolare dove la città diventa un parco divertimenti</strong></em>.</p>
<p>Come tutti i giochi, anche il nostro doveva avere un nome.  Ci abbiamo pensato su, ci siamo fatti debitamente influenzare dai ragazzetti delle gang americane con cappello a tre quarti e maglie sgargianti e abbiamo partorito un nome: Vertical City Race. E&#8217; una gara che usa la città come parco divertimenti e vi farà conoscere Torino da angolazioni e prospettive sorprendenti. Il Vertical City Race vi farà godere Torino a 360 gradi: dal fiume alla collina alle bellezze artistiche. E&#8217; un gioco ma non crediate che sia uno scherzo: il Vertical City Race richiede tanto allenamento tra corsa, bici e arrampicata sui muri o sugli alberi.</p>
<p><strong>gioco anch&#8217;io</strong></p>
<p>Per partecipare bisogna essere in tre, quindi spargete la voce tra gli amici.<br />
Si parte insieme da Piazza Castello e si corre tra le vie cittadine, poi si inizia a salire nei boschi della collina fino a toccare il cielo al colle della Maddalena. Qui si fa una veloce merenda e si torna indietro fino ai giardini Ginzburg. Lì si prendono le bici e si riparte tutti e tre, alla volta dell’altro “cappello” di Torino: la Basilica di Superga, dove si beve e si mangia di nuovo qualcosa. Finita la fatica, si gira la bici ed inizia la discesa tra boschi e sentieri collinari, fino a ritornare ai Giardini Ginzburg. A questo punto ci si divide: un amico sale sul kayak e pagaia sul fiume il più velocemente possibile, da un punto ad un altro. L’altro amico, nel frattempo, infila un imbrago e arrampica sul muro dei murazzi (auspicabilmente senza che la polizia lo ammanetti o che la vecchietta gli lanci in testa un geranio). Il terzo, il più impavido, tira un bel respiro e vola sul Po, imbragato ad una carrucola, scivolando da una parte all’altra del fiume.</p>
<p><strong>caccia a sei puntini</strong></p>
<p>Quando tutti e tre completano le loro gare personali, il trio si ritrova ai Giardini Ginzburg per l’ultima sfida: la caccia al tesoro. Obiettivo: trovare i sei punti più “belli” di Torino segnalati sulla mappa dei pirati con sei puntini&#8230;ma senza indicazione delle vie né delle distanze da percorrere.<br />
E qui viene il bello: si chiedono informazioni ai passanti, si rubano biciclette, si fa l’autostop, ogni mezzo è valido pur di trovare i punti nel minor tempo possibile e tornare al traguardo, in Piazza Castello. A quel punto il trio si merita assolutamente una mega merenda. Sei dei nostri?</p>
<p>Per informazioni visita <a href="www.verticalcityrace.it " target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"> www.verticalcityrace.it</span></span> </a>oppure <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="www.verticalifeteam.it" target="_blank">www.verticalifeteam.it</a></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Volare sul Po, Vertical Team</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 15:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volare sul Po, volare oooooh, nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù. Ai Murazzi sentirete spesso intonare Modugno, perché di questi tempi sul Po si vola. Il tutto grazie ad una “verticaline” (o “zipline” per i tecnici o “teleferica” per i comuni mortali)e ovviamente grazie all&#8217;entusiasmo e alla creatività dei ragazzi del Verticalife. Emozione metropolitana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/06/teleferica.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2591" title="teleferica" src="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/06/teleferica-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Volare sul Po, volare oooooh, nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù. Ai Murazzi sentirete spesso intonare Modugno, perché di questi tempi sul Po si vola. Il tutto grazie ad una “verticaline” <em>(o “zipline” per i tecnici o “teleferica” per i comuni mortali)</em><span id="more-2585"></span>e ovviamente grazie all&#8217;entusiasmo e alla creatività dei ragazzi del Verticalife. Emozione metropolitana.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Verticaline, zipline, teleferica, gancio e carrucola: chiamatela come vi pare, tanto la sostanza non cambia. Parliamo di un resistentissimo cavo d&#8217;acciaio tirato da una sponda all&#8217;altra del Po. I ragazzi del Vertical posizionano l&#8217;imbragatura, vi fanno scavalcare la balaustra dei Murazzi e poi sta a voi farvi attraversare dal brivido. Darete una rapida occhiata al fiume che scorre sotto ai vostri piedi, farete appello a tutto l&#8217;ossigeno che avete in corpo per prendere il respiro più lungo della vostra vita&#8230;e via, verso l&#8217;adrenalina. Col cuore a mille e l&#8217;aria sparata in faccia, vedrete Torino come n on l&#8217;avete vista mai. Perché le prospettive cambiano quando si vola sull&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">La teleferica sul Po è una delle tante idee &#8220;fuori&#8221; dell&#8217;a.s.d. Verticalife. E&#8217; la seconda edizione del Verticaline e anche quest&#8217;anno l&#8217;iniziativa sta riscuotendo grandi consensi dai turineis e dai tanti turisti che negli ultimi anni stanno colorando la città. Se avete dai cinque ai 90 anni (o anche under 5 se siete accompagnati ad un adulto), ogni venerdì dalle 18 alle 22.30 e il sabato e la domenica per tutto il giorno fino a fine settembre potrete provare l&#8217;ebbrezza di volare sul Po. Il brivido della verticaline non è precluso a nessuno: non servono abilità o fisicità particolari, non è pericoloso, non fa male&#8230;basta solo aver voglia di buttarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">E il 17 e 18 settembre sulla teleferica voleranno gli atleti della Vertical City Race in una gara a squadre unica e sensazionale che, oltre al “lancio” mozzafiato sulla zipline, prevede sezioni di trail‐running, mountain‐bike, arrampicata, kayak e orienteering nelle colline e nelle strade cittadine. Che aspettate? Il Vertical vi attende a imbraghi aperti!</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Riccardo Chiura</strong></em><br />
(<em>Foto: Verticalstuff</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">===================================</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">Per saperne di più</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.verticalifeteam.it/" target="_blank">www.verticalifeteam.it</a><br />
<a href="http://www.verticalcityrace.it/" target="_blank"> www.verticalcityrace.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">===================================</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">[nggallery id=52]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The endless winter</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 08:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I surfisti di The Endless Summer cercavano la loro estate infinita girandosi in lungo e in largo i cinque continenti; gli sci alpinisti del Vertical Team cercano il loro inverno infinito a pochi kilometri da casa.E incredibilmente lo trovano, divertendosi un sacco e spendendo un millesimo dei protagonisti del film cult per surfisti. The Endless [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/05/IMG_6544.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2181" title="IMG_6544" src="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/05/IMG_6544-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><em>I surfisti di The Endless Summer cercavano la loro estate infinita girandosi in lungo e in largo i cinque continenti; gli sci alpinisti del Vertical Team cercano il loro inverno infinito a pochi kilometri da casa.<span id="more-2180"></span>E incredibilmente lo trovano, divertendosi un sacco e spendendo un millesimo dei protagonisti del film cult per surfisti.</em><strong><br />
</strong></p>
<p>The Endless Summer, film-documentario dedicato al surf, si ispira all&#8217;unico e vero motore che fa girare qualunque surfista: la ricerca dell’onda perfetta, partendo da quella che srotola sotto casa per girare tutto il mondo, seguendo la propria estate senza fine. Rincorrere l&#8217;estate e le onde attraversando i cinque continenti con aerei, auto e moto è il presupposto dell&#8217;intero film. Ma spostarsi all&#8217;infinito ha un costo. In Italia, invece, se hai uno zaino, un paio di ramponi, una picozza e uno snowboard o degli sci sulle spalle, puoi sciare per 12 mesi all&#8217;anno ininterrottamente, spostandoti pochissimo (volendo anche in bici) e spendendo veramente poco.</p>
<p>Non sarà l&#8217;estate, ma l&#8217;inverno infinito quello che troverai.<br />
Proprio a questo pensavo mentre guardavo la mia picozza crepare la parete di neve pressata durante la salita del Canale Perotti, sulla parete quasi nord del Monviso. E&#8217; maggio, ma sono circondato da vette innevate e rocce silenziose. Niente mare né palme e una situazione volendo pericolosa, eppure l&#8217;unica cosa che mi veniva da pensare era “che bel posto &#8230;e quanta neve c&#8217;è ancora e ci sarà per tutto l&#8217;anno, fino al prossimo inverno!”.</p>
<p><strong>il belpaese dell&#8217;alpinismo</strong></p>
<p>Per un appassionato di montagna, di alpinismo, di sci alpinismo portato all&#8217;estremo dello sci ripido, l&#8217;Italia è un paese che non ha nulla da invidiare ad altre blasonate mete montane mondiali. Anzi, con il passare del tempo, dei viaggi e dei posti visitati, mi rendo sempre più conto che il nostro è proprio un Bel Paese, soprattutto per un alpinista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Riccardo Chiura</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi l’articolo completo su Sport2.0 Magazine di maggio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[nggallery id=47] </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Low budget, big surf</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 11:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vertical Box]]></category>
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		<description><![CDATA[A fine ottobre li abbiamo visti zingarare tra i nuraghe e li picuri della Sardegna autunnale, ma il Vertical continua il suo progetto “Low budget, big surf” uscendo dai confini italiani per surfare addirittura in un altro continente, alle porte dell’Africa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Low budget, big surf (</strong><strong>parte due)</strong></p>
<p><em>di Riccardo Chiura</em></p>
<p><img class="size-medium wp-image-1423 alignleft" title="IMG_4410" src="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/03/IMG_4410-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p><strong><em> La seconda parte del Low budget, big surf trip continua infatti in Marocco. </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Cico resta a Torino, io e Adele incontriamo il resto della ciurma a Malpensa e approfittiamo con gran piacere del volo low cost easyjet diretto ad Agadir. Il gruppo “maruega” questa volta è numeroso, oltre a me e Ade ci sono Gabo, Fabri, Lily, il Carnassa, il Tonella, Giulia, Sara e Pablo. Dopo 3 ore di volo, atterrati in Marocco, in poco tempo diventiamo una grande famiglia dai piedi sporchi e dagli stomaci brontolanti.</p>
<p><strong>low education, big surf</strong></p>
<p>Dato che è la settima o ottava volta che mettiamo piede in questo affascinante paese e negli anni abbiamo avuto modo di girarlo in lungo e in largo, questa volta tutti abbiamo tutti chiaro lo scopo del viaggio. Che è riassumibile in una frase: poca cultura, tanto surf! Le previsioni parlano chiaro, sono in arrivo una serie di swell (mareggiate) da nord e la più grande porta con sé una confortante (o sconfortante) misura di altezza onde: 18 piedi. Alcuni sono dubbiosi, altri &#8211; carichi di positiva ignoranza . seguono alla lettera gli insegnamenti del freerider John Treeman, il quale, alla visione di una montagna strabordante di metri di neve fresca al limite della sciabilità, esclamò: “Non è mai troppo fonda”.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo completo sul numero di Marzo di Sport 2.0</p>
<p>Visita il <a href="http://www.verticalifeteam.it/" target="_blank">sito ufficiale</a> del Vertical Team Life</p>
<p>[nggallery id=24]</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Low budget, big surf: tra le onde della Sardegna</title>
		<link>http://blogs.sportduepuntozero.it/verticalifeteam/2011/02/low-budget-big-surf-tra-le-onde-della-sardegna/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 11:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
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		<category><![CDATA[onde sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[surf sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[Se qualcuno mi chiedesse: “dove mi consigli di andare per surfare buone onde e spendere poco?” la mia risposta, ora, non avrebbe bisogno di meditazioni: “Sardegna o Marocco, senza alcun dubbio”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Come si può surfare alla grande con soli 50 euro in tasca? I ragazzi del Vertical hanno la risposta. Si chiama Sardegna, ma non quella delle file mostruose ai traghetti e nemmeno quella delle passerelle per veline, politici e paparazzi. Parliamo della Sardegna ruvida, aspra e straordinaria del mese di ottobre, quando solo le pecore accompagnano il rombo di onde del tutto  simili a quelle oceaniche.</em></strong></p>
<p><a href="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/02/IMG_2660.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1099" title="IMG_2660" src="http://sportduepuntozero.com/wp-content/uploads/2011/02/IMG_2660-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>A metà ottobre, io (Chioccia), Cico e Adele siamo andati a Genova, abbiamo guardato le partenze dei traghetti, scucito 50 euro dal portafoglio e ci siamo imbarcati su un traghetto alla volta delle terre sarde. Ci siamo rimasti per quindici giorni. Al galoppo della favolosa Dacia a gas di Adele, abbiamo girato la Sardegna in lungo e in largo, ovviamente con la tavola sul tetto della macchina. La ricerca di buone onde ha delineato maggiormente il tragitto, ma il vagare a zonzo tra la costa ovest e l’interno dell’isola ha reso il viaggio molto più divertente.</p>
<p><strong>oceano mare</strong></p>
<p>La Sardegna è a dir poco eccezionale sotto tutti i punti di vista.<br />
E&#8217; un’isola dai mille volti; sembra di essere ovunque ma non in Italia: le onde sono oceaniche, sia per tipologia che per frequenza di mareggiate (200 giorni di surf all’anno). L’acqua è cristallina: i primi giorni fai fatica ad abituarti perché vedi le rocce passare sotto alla tavola e i pesci che ti accarezzano i piedi. Quando esci dall’acqua, ti togli la muta guardando dritto in faccia i fenicotteri. Ma basta fare 50 chilometri per entrare nel set di Blade Runner: cave abbandonate, pareti a strapiombo nel mare, enormi scogli che si innalzano nel bel mezzo dell&#8217;acqua, spiagge deserte con sabbia bianca e acqua azzurra. Ora capisco perché i Vip vengono a svernare da queste parti e molte troupe cinematografiche decidono di girare film o spot in queste terre.</p>
<p><strong>l&#8217;ottobre sardo</strong></p>
<p>In questo periodo l’isola svela tutto il suo fascino: le coste sono deserte, si trovano solo i pescatori, i pastori con le greggi, pochissime macchine, qualche cane e i surfisti. Alcuni arrivano dal “continente”; altri (quelli che hanno capito tutto dalla vita) vivono lì, hanno le loro attività estive e, una volta finita la stagione commerciale, vivono tranquilli nel paradiso italiano, surfando su onde tanto lisce da sembrare vetro e mangiando cose sane…</p>
<p>Il nostro zingarare è filato alla perfezione, siamo partiti con l’intenzione di conoscere quest’isola e l’abbiamo fatto. Personalmente volevo surfare tanto e bene e l’ho fatto (compresa una volta in cui sono entrato da solo a Capo Mannu e non ho preso un’onda perché era troppo grossa per le mie capacità). Volevamo mangiare il porceddu e l’abbiamo fatto, volevamo mangiare i malloreddu ma erano da prenotare con un giorno d’anticipo e noi non sapevamo dove saremmo stati un giorno per l&#8217;altro…Poi ero partito con l’intenzione di ustionarmi la caviglia con l’acqua bollente del fornello e anche questo &#8211; senza neanche troppo impegno &#8211; sono riuscito a farlo!</p>
<p>Posso solo consigliarvi un giro in Sardegna, con o senza tavola sul tettuccio. Possibilmente mangiate i malloreddu così mi dite come sono e prima di partire imparate un po’ di parole in sardo. E&#8217; importante perché, come abbiamo letto su molti muri, “la Sardegna non è Italia”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p>[nggallery id=10] </p>
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		<title>Con la tavola sotto braccio fino alla fine del mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 15:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_verticalifeteam</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vertical Box]]></category>
		<category><![CDATA[patagonia viaggia sportivi]]></category>
		<category><![CDATA[vertical team]]></category>
		<category><![CDATA[vertical team patagonia]]></category>
		<category><![CDATA[vertical team sud america]]></category>
		<category><![CDATA[verticalteamlife]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi sportivi sud america]]></category>

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		<description><![CDATA[Una Rumbler del 69 che perde pezzi per strada, leoni marini e balene che fanno ciao e l'immancabile tavola sotto braccio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Con la tavola sotto braccio<br />
</strong><strong>fino alla fine del mondo </strong></p>
<p><a href="www.verticalifeteam.it" target="_blank">www.verticalifeteam.it</a></p>
<p><strong><em>Una Rumbler del 69 che perde pezzi per strada, leoni marini e balene che fanno ciao e l&#8217;immancabile tavola sotto braccio. Tutto quel che serve per partire da Lima alla volta della Patagonia, e poi giù fino alla Terra del Fuoco, la fine del mondo descritta dal buon Magellano.<br />
Diario di un viaggio estremo, tassativamente per sportivi 2.0</em></strong>.</p>
<p>Da Lima alla Patagonia c’è un bel po’ di strada: la Panamericana Sud è davvero lunga.<br />
Deserti, montagne, colline; sterrato: ci serve un mezzo sicuro e affidabile, spazioso ed elegante.<br />
Una breve ricerca nella zona “chic” di Lima basta per trovare quello che fa al caso nostro:</p>
<p>Rumbler del 1969, 500 euro, motore “petrolero” da 2500 cc, molto lunga, bordeaux, ruote lisce e crepate, freni funzionanti (fin troppo), perde petrolio dal serbatoio, i tergicristalli non funzionano, le porte non si chiudono… insomma, è perfetta.</p>
<p>A metà settembre “La Chacaliaza” è pronta per la strada, il rombo del motore è un dolce suono, un suono che non permette di sentire null’altro. Le ruote iniziano a macinare chilometri, non ci preoccupiamo del fatto che dopo poco, in piena corsa, il cofano si spalanca completamente sbattendo forte contro il parabrezza. Ma una pietra del deserto basterà a riparare il danno, fa parte del gioco. Tutto farà parte del gioco…un gioco bellissimo.</p>
<p>Inizia una lenta discesa che ci porterà verso Sud. Superato il confine, attraversiamo gli immensi deserti del nord del Cile. La stagione invernale sta per finire, ma nel profondo Sur la neve abbonda ancora. Alla vista delle Ande imbiancate ci carichiamo la tavola a spalla e, dopo una lunga camminata, facciamo la prima discesa della stagione. La Cordigliera delle Ande, seconda solo all’Himalaya, è ricca di cime affascinanti che ci accolgono con la loro neve primaverile.</p>
<p>Decidiamo di attraversare le Ande per raggiungere l’Argentina. L’idea è di muoversi lungo la Ruta 40, mitica strada ai piedi delle Ande che scende fino in Patagonia, ma le condizioni non lo permettono. Vista la stagione, la Ruta 40 è ancora coperta di neve e ghiaccio, quindi l’unico modo per muovere verso le sconfinate terre patagoniche è dalla costa. Ci fermiamo a Bariloche, la più famosa stazione sciistica del Sud America. La location è veramente spettacolare, passiamo la giornata a fare belle discese a picco sul grande lago Lago Nahuel Huapi.</p>
<p>Torniamo in Cile, lasciamo “La Chacaliaza” all’isola di Chilo dal nostro amico Il Doc, conosciuto mesi prima a Lima, e prendiamo un volo per Punta Arenas. Siamo di fronte allo stretto di Magellano, davanti a noi la Terra del Fuoco. Siamo arrivati nel mondo alla fine del mondo.</p>
<p>Passiamo gli ultimi giorni di viaggio visitando i grandi parchi patagonici: il Parco Nazionale della Tierra del Fuego, il Torres del Paine e il Perito Moreno. Tra leoni ed elefanti marini, pinguini e guanachi, praterie e paesaggi sconfinati il nostro viaggio volge al termine.</p>
<p>[nggallery id=3] </p>
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