Squash for life!
Gioca che ti passa. In Congo, dove le notti appartengono alle pericolose gang dei bambini di strada, lo squash diventa una possibilità di recupero e di integrazione sociale per ricostruirsi una vita fuori dai margini. Sport for Life se ne sta occupando: diamole una mano.
Dopo le 18.30 a Kinshasa, capitale del Congo, comincia a fare buio. E anche se ci si trova nelle zone eleganti del centro, passeggiare può diventare pericoloso perché di notte la strada appartiene agli enfants de la rue – bambini di sei, otto, dieci o dodici anni che vivono in branco, per strada. Quando incrociano un bianco o un africano benestante lo circondano per chiedergli denaro. E’ una stretta opprimente cui non si può sfuggire: meglio “dare spontaneamente” tutto quello che si ha, per evitare che se lo prendano con la forza o che diventino violenti, soprattutto con le donne.
Tanto per mettere a fuoco il problema: Kinshasa conta circa nove milioni di abitanti e gli enfants de la rue sono un numero impressionante, una vera piaga sociale. Inoltre il Congo è una terra dalle fortissime sperequazioni sociali, che acuiscono e incancreniscono i naturali conflitti del tessuto sociale. Accanto ai pochi che si arricchiscono con diamanti, oro, argento e petrolio, c’è tantissima gente che muore di fame. Gli enfants de la rue sono tra questi. Come recuperarli? Come reintegrarli nel tessuto sociale? Come insegnar loro le regole del vivere sociale?
Di base sono i missionari ad occuparsi di questi bambini, e spesso con ottimi risultati.
Ma esistono anche delle iniziative minori, comunque capaci di produrre dei risultati significativi. Ci riferiamo all’iniziativa della Federation du Squash (con team interamente congolese), che promuove lo sport quale strumento di reintegrazione e sviluppo sociale. E in particolare lo squash: lo stesso sport che siamo abituati ad associare ai broker miliardari di Wall Street.
Grazie all’iniziativa e all’energia di un gruppo ristretto di appassionati congolesi è stato avviato un programma di introduzione allo squash che riesce a tenere lontano dalla strada decine di giovani e ad indirizzarli ad una vita più stimolante e dignitosa.
Simon Yoka, campione congolese di Squash, ci mette anima e corpo: insegna tre volte alla settimana ai bambini di strada, gratuitamente, assieme a Nestor e Chan, gli altri due maestri. Si gioca in tre diverse parti della città, in modo da coprirla il più diffusamente possibile, e in tutte le palestre disponibili, il circolo Elais, l’Hotel Memlin e l’Hotel Internationale, quando sono liberi. La federazione offre qualche soldo per il trasporto, l’acqua e uno snack per i ragazzi: è un programma piccolo che però meriterebbe di potersi sviluppare. Basterebbero equipaggiamenti e strutture. Sportforlife, un’organizzazione non governativa che promuove gli sport minori nei paesi in via di sviluppo, ha promesso di aiutarli. E Sport 2.0 anche.


