Psicologia dello sport e Fitness

fitness e psicologia dello sport

Spesso si associa il concetto di psicologia dello sport solo con atleti, squadre, allenatori o comunque in condizioni dove prevale la componente agonistica.
La nostra specializzazione ci porta invece a conoscere molto bene i meccanismi mentali che sono alla base di qualsiasi prestazione motoria e quindi l’intervento dello psicologo dello sport si estende in ambito sempre più diversi, quali ad esempio il mondo del fitness.

Già numerose palestre organizzano giornate di “psicologia del fitness” per i loro clienti e numerosi istruttori si rivolgono a noi per migliorare le loro performance.

In questo allegato, la collega Natascia Bernardi, psicologa, psicoterapeuta, che sta completando un master internazionale in scienze dello sport e psicologia dello sport, ci aiuta a scoprire le buone regole per tenere allenata la nostra mente quando pratichiamo fitness in palestra!

Buona lettura!

Vietati gli sport da combattimento in tv… questione di testa!!!

psicologia dello sport e sport da combattimento

E’ notizia di ieri che i dirigenti della Rai hanno vietato la boxe (ma anche il judo, la lotta e il taekwondo) in prima serata Tv. Sono troppo violenti e potrebbero turbare i bambini. Gli sport da combattimento potranno essere trasmessi solo dalle 22.30 in poi.

Questa notizia ha lasciato molti sportivi perplessi ed è chiaro che ancora oggi queste discipline sportive vivono di sterotipi e di ignoranza collettiva. Anche perchè in tanti altri sport (compreso lo sport nazional- popolare) si vedono scene di violenza veramente gratuita che non sono da meno.
Il concetto di “aggressività” associato agli sport di combattimento è spesso gratuito e superficiale. E’ vero che c’è un contatto fisico, diretto e a volte gli atleti si feriscono durante lo scontro ma esistono delle regole (che solo gli addetti al settore conoscono!) che impongono un rispetto dell’avversario, una lealtà e una correttezza che in altri sport “meno violenti” viene spesso dimenticato!

Ma fare polemica non è il nostro mestiere. Quello che cerchiamo di fare, anche attraverso il blog, è far conoscere lo sport alle persone attraverso il nostro punto di vista: la psicologia sportiva.
E la settimana scorsa avevamo pubblicato un post proprio su questo argomento.

Oggi, proprio in risposta, a queste decisioni che nulla hanno a che vedere con lo sport, vogliamo segnalarvi un piccolo e-booklet gratuito e scaricabile che da il via alla collana “I segreti della mente allenata”. Nei prossimi mesi cercheremo di farvi conoscere gli aspetti mentali e psicologici propri delle principali discipline sportive.
E iniziamo così dalle abilità mentali che devono essere allenate negli sport da combattimento: calma, concentrazione e percezione.

Scaricate il file e buona lettura!

Psicologia dello sport e sport da combattimento

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Come alcuni di voi avranno già letto da circa 2 anni ho la fortuna di portare avanti un bel lavoro di preparazione mentale con Mathias Gallo Cassarino, atleta che pratica Muay Thai, torinese di origine ma che vive, si allena e combatte in Thailandia, ma non solo. Mathias inoltre è un “atleta 2.0” e quindi potete seguire tutte le sue imprese sportive attraverso la penna della nostra redazione.

La carriera agonistica di Mathias è uno straordinario esempio di un giovane atleta che fin da bambino ha creduto in uno sport e lo porta avanti con molta dedizione e sacrificio, aiutato e supportato dal padre, Roberto Gallo Cassarino (ex atleta, imprenditore e Muay Thai Boxers representative) e dalla madre che si sono trasferiti con lui in Thailandia. In Thailandia, Mathias ha avuto modo di continuare il suo percorso di allenamento affiancato dai migliori istruttori che si possano trovare e i risultati a livello internazionale sono arrivati e continuano ad arrivare: nel 2012 (tanto per citare un obiettivo raggiunto!) è stato inserito nel ranking mondiale della muay thai al 20° posto. Ed è sicuramente un evento molto particolare vedere un nome di un ragazzo italiano in questo ranking.

Se siete curiosi di conoscere meglio la storia di Mathias potete trovarlosul suo sito: www.galloboxe.com.

Se invece volete capire come si sviluppa concretamente un percorso di psicologia dello sport nel mondo dello sport da combattimento, potete leggere l’intervista pubblicata ieri su kickradio.it,

La video analisi al servizio degli allenatori sportivi

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Eccoci di nuovo qua dopo una lunga pausa estiva dove siamo stati impegnati in diversi progetti a carattere sportivo di cui ci piacerebbe parlarvi.

Da circa un anno abbiamo iniziato a sviluppare una metodologia di allenamento mentale per allenatori sportivi che all’estero è stata ampiamente sperimentata negli anni. Abbiamo quindi iniziato con un’attenta analisi della letteratura scientifica e poi ci siamo confrontati con colleghi canadesi e statunitensi per comprendere meglio come loro hanno sviluppato questo progetto. E infine abbiamo iniziato a testare questa metodologia di training per allenatori sportivi all’interno di due prestigiosi progetti formativi nell’ambito del calcio: la Pisa Soccer School e la Parma Football School.

Di cosa si tratta? Migliaia di studi scientifici ci dicono che l’allenatore sportivo ha un ruolo fondamentale nello sviluppo delle abilità motorie, cognitive e psicologiche dei ragazzi, sia in senso positivo che in senso negativo. Tuttavia che cosa può fare la psicologia dello sport per aiutare i coach a sviluppare le loro potenzialità? Di qua nasce “Evolution for Coaches”.

Si parte da un concetto molto noto oramai nello sport: la video analysis.

Di solito questo strumento è utilizzato dagli allenatori per lo studio delle performance degli atleti o delle squadre. B-Skilled ha strutturato un protocollo di video analisi specifico per gli allenatori dove lo zoom della telecamera è puntato sulla panchina! L’allenatore viene così filmato, sia in allenamento che in gara, attraverso un software di scouting adattato con una griglia di rilevazione di circa 30 schemi comportamentali e al termine della sessione di allenamento/gara ha un profilo quantitativo del suo atteggiamento. Riusciamo così ad evidenziare aspetti salienti del suo atteggiamento verbale e non verbale, riusciamo a mostrare (attraverso la rielaborazione dei video) i punti critici in cui magari ha tenuto un comportamento non efficace ai fini della performance dei propri atleti (eccessi di ansia, aggressività oppure mancanza di feedback appropriati).

Con questo strumento lo psicologo sportivo può dare un feedback molto specifico all’allenatore,basato su dati certi e non solo sulle sensazioni o sull’esperienza del mental trainer. Sulla base del profilo emerso si può strutturare un percorso di allenamento mentale specifico per ogni singolo allenatore per aiutarlo a lavorare sui punti critici emersi durante la video analisi e successivamente può essere nuovamente monitorato per vedere i cambiamenti ottenuti.  Questa metodologia prevede inoltre che l’allenatore diventi in grado di effettuare autonomamente una video analisi delle proprie performance, per poi successivamente verificarla con il suo preparatore mentale.

Questo è un esempio di un “coach radar performance“, ossia la matrice grafica che sintetizza parte dell’analisi del comportamento osservato nell’allenatore:

Nei prossimi mesi vi parleremo ancora di questo nuovo approccio alla formazione degli allenatori portandovi i risultati delle ricerche in corso e le esperienze che continuiamo a maturare sul campo.
Se volete saperne di più, guardate sul nostro sito e chiedeteci ciò che volete sapere!

Doping: reato o stupidita’?

AboutUs

Continua la nostra rubrica dedicata ai campioni olimpici e al loro punto di vista sull’allenamento mentale.

L’oro di Jessica Rossi ha portato l’attenzione di mezza Italia su uno sport che si sente nominare praticamente soltanto alle Olimpiadi: il tiro a volo! Si sono letti molti commenti dei giornalisti sull’impassibilità ‘ con cui la giovane atleta abbia raggiunto un traguardo così prestigioso. E su questo aspetto si e’ subito pronunciato il suo “mental coach” Roberto Re, raccontando la grande pianificazione di questa gara. Ai nostri lettori più affezionati non sarà sfuggito il fatto che in questa occasione non si parli di psicologia dello sport ma si usi un termine che va molto di moda, incute meno timore ma spesso non chiarisce neanche  così bene la differenza che c’è tra uno psicologo che si occupa di sport e altre figure che di tanto in tanto si vedono a fianco degli atleti. Ma su questo dedicheremo un post ad hoc.

Ma oggi vogliamo parlare di due grandi “teste sportive”. Da una parte la testa di una pluricampionessa che a 48 anni tenta l’ennesimo record della sua carriera:  Josefa Idem. Una donna che per quattro anni ha preparato questa Olimpiade nei minimi dettagli (e ovviamente una grande atleta come lei non si pone neanche il problema se lo psicologo serve, lei sa che e’ fondamentale!) e  non ha cercato scorciatoie.

Dall’altra un atleta che la testa sembra averla persa commettendo una stupidaggine proprio alla vigilia dei Giochi: Alex Schwarzer. Mi limito a definirla stupidaggine perché come penso molti di voi sono rimasta senza parole. “Volevo correre piu’ forte…”  L’atleta che per Pechino aveva affrontato anche un percorso di allenamento mentale ha preferito, per Londra, ricorrere alla chimica. E poco serve ricordare che studi scientifici dimostrano che con la preparazione mentale abbinata ad una corretta preparazione fisica si possono ottenere risultati superiori al doping: ovviamente questo richiede un po’ di fatica!!! E non serve neanche chiedersi se qualcuno glielo abbia mai spiegato o cosa sia successo nella testa di questo atleta: forse il suo psicologo potrebbe sapere la risposta!

Da quasi meno fastidio Clemente Russo che liquida lo psicologo azzurro dicendo orgogliosamente di non aver mai fatto un colloquio con lui perché lui non si mette in gioco!

Crediamo fermamente che qualsiasi siano i risultati raggiunti il vero atleta e’ colui o colei che si mette in gioco costantemente, che accetta la sfida e non cerca scorciatoie. Pianifica il suo sogno e lotta per raggiungerlo anche quando sembra un record impensabile.  E se Josefa può continuare ad inseguire il suo non trovo spiegazioni per ALex che ha gettato via il proprio e quello di tutti quelli che con lui hanno lavorato. Ma forse a questo lavoro ne e’ mancato un pezzo importante…

 

La psicologia dello sport al pari di una sbronza…

olimpiadi 2012

Mentre stiamo ancora festeggiando la medaglia d’oro vinta da Daniele Molmenti non possiamo che rimanere senza parole per l’articolo che compare oggi nell’inserto del La Stampa sul tema della psicologia dello sport a livello olimpico.

Molmenti e’ un altro atleta che ha più volte dichiarato di aver introdotto l’allenamento mentale nel suo programma di preparazione affidandosi al supporto del collega Beppe Vercelli. Daniele rappresenta così un altro atleta che conosce e comprende l’utilità di un percorso di mental training e che sicuramente avrebbe saputo spiegare molto meglio del giornalista della stampa di cosa si tratta. Ma purtroppo quando si parla di psicologia sembrano essere tutti figli di Freud!!

Leggiamo l’editoriale e troviamo subito uno studio della Cornell University che ci dice che la vittoria di una medaglia di bronzo da maggiore gratificazione rispetto alla vittoria di un argento. Un po’ come si diceva all’università: meglio un 28 di un 29 perché il 29 e’ un voto che fa girare le scatole proprio perché e’ ad un soffio dal 30!! Sarà sicuramente uno. studio altamente scientifico ma direi che ai nostri atleti serve a poco questa categoria di psicologi da laboratorio.

Il giornalista prosegue ad illustrare l’allentamento mentale citando manuali di zen, musica rilassante, banalissime tecniche distrattive  fino a riportare la testimonianza twitter di Wiggins che dichiara di aver combattuto lo stress con una bella ciucca!!!! Leggendo questo articolo e’ abbastanza chiaro che in Italia non c’e’ sensibilità e cultura dell’allenamento mentale neanche ad alto livello, figuriamoci in contesti più locali!! L’articolo chiude con una dichiarazione del Coni che nel 2012 ha ancora il coraggio di dichiarare che non ci sono psicologi strutturati all’interno dei team olimpici ma che sono i singoli atleti ad investire personalmente su questo fronte.

Per fortuna la realtà e’ leggermente migliore di quella mostrata dal giornalista: esistono federazioni (sempre troppo poche) che hanno uno psicologo di riferimento ma manca ancora una cultura più estesa che all’estero (USA, nord Europa e Australia) e’ oramai una normalita’.

Ma in Italia invece noi psicologi dello sport ci sentiamo dire nel 2008, dopo Pechino, in vista della strutturazione del quadriennio di preparazione olimpica, da una federazione che purtroppo in queste olimpiadi sta faticando parecchio, che ai loro atleti non serve lo psicologo perché hanno degli allenatori molto sensibili. E un po’ come dire non c’e’ bisogno di un cardiologo se c’e’ un ginecologo nei paraggi!!!! E poi, al massimo, se gli atleti sono sotto stress nelle gare olimpiche possiamo sempre dar loro un goccetto di grappa!!!

Allenamento mentale: i si e i no degli atleti olimpici

campriani

La nostra rubrica dedicata alle Olimpiadi torna oggi a raccontarvi la storia di altri atleti che hanno saputo mostrare al mondo il loro talento.

Non possiamo non citare, Niccolò Campriani, argento nella carabina da 10 metri. Una gara iniziata in modo quasi perfetto nei primi 60 colpi poi nella finale a otto dichiara di essere partito male. “Ho perso il controllo del battito cardiaco, ho fatto 9,7 e mi sono venuti un sacco di pensieri negativi. Lì ho avuto paura”. Nel suo percorso di allenamento Niccolò, negli Stati Uniti, dove si è trasferito per studio, ha imparato a gestire anche questi momenti difficili. Lo stesso atleta dichiara che Ed Etzel, tiratore d’oro nel 1984, gli ha insegnato come “svuotarsi la testa” attraverso l’autoipnosi e il neurofeedback. Il risultato lo abbiamo visto: un ripresa d’argento!

Ma così come ci sono atleti che dicono “si” all’allenamento mentale, altri invece dichiarano di tenersene distanti.
Divertente la dichiarazione di Elisa Di Francisca, oro nel fioretto, che alla domanda del giornalista interessato a sapere se avesse seguito un percorso di allenamento mentale: “Dallo psicologo sarebbero soldi buttati. Ascolto tutti ma decido io!” E a ben vedere dalla sua prestazione olimpica, possiamo dire che la sua preparazione, con o senza psicologo, è stata assolutamente efficace!

 

Con la Testa a Londra 2012

olimpiadi 2012

In questi giorni anche i meno sportivi non possono fare a meno di dare una sbirciatina ai titoli del giornale e seguire, in modo più o meno approfondito, le gesta della nostra squadra azzurra.
Come esperti in psicologia dello sport il nostro sguardo (un pò deformato!!) va alla ricerca di quelle storie di atleti che sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi sottolineando l’importanza dell’allenamento mentale.

In queste prime giornate di gare dobbiamo dunque ricordare il tiro di Michele Frangilli che è valso l’oro alla squadra maschile di tiro con l’arco, insieme ai suoi compagni Galiazzo e Nespoli. La freddezza dimostrata in quel tiro così importante e subito dopo lo sfogo di gioia hanno fatto chiedere a molti: “Ma come ha fatto?“. Ecco la sua risposta: “Restavano pochi secondi. Sapevo che con un 10 sarebbe stato oro. Ma anche che l’8 ci avrebbe condannati e il 9 voleva dire spareggi. Ho solo provato a svuotare la mente. Bisogna fare così“.

Altra impresa da ricordare è sicuramente l’argento di Luca Tesconi, l’ultimo qualificato alle Olimpiadi dei 7 tiratori italiani. La sua carriera sportiva senza grandi risultati non aveva sollevato grosse aspettative sulla sua performance olimpica. E poi… Il talento che emerge e conquista un secondo posto sul podio!
Ed ecco come Luca racconta la gara della sua vita: “Ho provato le giuste sensazioni perché riuscivo a seguire quanto provato in allenamento quando ricreiamo le varie situazioni. In gara sono sempre stato una montagna russa, ma oggi la testa, che nel tiro è fondamentale, mi ha aiutato parecchio“. Non a caso la nazionale azzurra di questo sport si affida, oltre che ai tecnici, allo psicologo Claudio Robazza e al suo team, composto da Maurizio Bertollo e Laura Bortoli. Il team di colleghi e amici di Chieti sta sviluppando da anni il  loro modello di intervento chiamato Multi-Action Plan, producendo numerosi articoli scientifici per validarne l’efficacia.

Luca e Michele, due atleti, due medaglie olimpiche, due storie che ci ricordano che anche le Olimpiadi sono una “Questione di Testa!”.

Buon divertimento azzurri!

giochi olimpici

Oggi si aprono i XXX Giochi Olimpici a Londra e 290 atleti cercheranno di inseguire il loro sogno.

Il nostro vuole essere un pensiero per tutti gli atleti, i team e i colleghi impegnati nei siti olimpici e a tutti quelli che dietro le quinte hanno lavorato in questi quattro anni per regalare a tutta l’Italia ancora tante emozioni. E speriamo di poter avere tante storie da raccontarvi al termine di questi giochi!!

Buon divertimento a tutti!

Come diventare uno psicologo dello sport…

master

Per tutti i colleghi che sono interessati alla formazione in psicologia dello sport segnaliamo il Master in Psicologia dello Sport, realizzato presso l’Istituto Universitario Salesiano di Venezia.

Il panel di docenti che offrono la formazione è quanto di meglio si possa cercare oggi in Italia.

Per informazioni sul programma e sulle iscrizioni, potete visitare il sito: http://www.iusve.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=117&Itemid=454