E’ di oggi una notizia (fonte: Il Fatto Quotidiano 16/02/2012) passata per lo più inosservata, ma che fa male al cuore di chi come noi vive lo sport come una passione destinata anche e sopratutto a affrancare i giovani dalle miserie umane che vengono loro quotidianamente prospettate dalla “vita reale”.
Nel 2008 un giovane calciatore di nome Alessandro Bini, muore sul campetto da calcio di una periferia di Roma; è inciampato ed ha picchiato il capo su un rubinetto per l’irrigazione non adeguatamente segnalato e protetto.
Dal dolore, come spesso capita in occasioni di umanità vera, nasce qualcosa di buono: un’associazione promossa dalla mamma di Ale. Su proposta della suddetta associazione, un assessore regionale del Lazio, Enzo Foschi, promuove una legge sulla sicurezza degli impianti sportivi che prevede, tra le altre cose, un bando per erogazione di finanziamenti per la messa in sicurezza di impianti destinati allo sport pubblico.
La legge fu votata nel 2009 e con i primi bandi furono messi in sicurezza migliaia di impianti con piccoli interventi: un muretto da spostare, una recinzione da segnalare, serramenti, impianti di riscaldamento, ecc.
Ora, con l’ultimo bando, dopo un abile intevento della giunta regionale (ultimo bando non solo in ordine i tempo, ma in senso definitivo: la legge non è stata rifinanziata per il 2012), scopriamo con disgusto che la graduatoria degli aventi diritto comprende su 13 soggetti giuridici ben 11 società (o associazioni sportive spesso farlocche) che si occupano di FITNESS, ovvero sport a pagamento per gli adulti benestanti, che poco o nulla hanno a che spartire con l’avviamento allo sport dei giovani o con l’attività sportiva amatoriale. Troviamo centri fitness quotati della capitale, ad uno dei quali, per ironia della sorte, si accede tramite l’Hotel Hilton di Fiumicino…
Ora mi chiedo: è questo lo sport che vogliamo avere?


