Ciao a tutti, eccomi di nuovo qui, dopo una colpevole assenza, dovuta in realtà a cause di forza “decisamente” maggiore…
Vorrei intrattenervi con una riflessione, breve e concisa sul concetto di Doping.
Di grande attualità nel mondo del ciclismo (ma mi sentirei di sostenere in quello dello sport in generale) la sentenza del TAS di Losanna che ha squalificato retroattivamente Alberto Contador per 2 anni a partire dal 6 agosto 2010 e fino a tutto il 5 agosto 2012 per una assunzione (potenziale, statistica e probabile al 51%) di un (probabile) integratore contaminato con Clenbuterolo, un agente dopante anabolizzante presente in molti prodotti per l’asma, in alcuni integratori alimentari o sportivi (entrambe le categorie sono vietate e monitorate dalla WADA) e spesso in tagli di carne bovina destinati al consumo alimentare di provenienza non europea.
E’ vero che la lotta al doping va combattuta senza esclusione di colpi, ed in un primo momento mi sono ritrovato a commentare favorevolmente la sentenza in toto ma, dopo essermi documentato, mi sono reso conto che Contador NON è stato squalidficato per la provata responsabilità in un tentativo di alterare le proprie prestazioni tramite l’assunzione di questo anabolizzante in modo scorretto. E’ stato squalificato perché “le probabilità che abbia assunto un integratore alimentare NON per doparsi, ma per disattenzione, sono superiori al 51% rispetto a quelle che abbia assunto carne contaminata”.
Cioè, leggendo tra le righe, non ha cercato di alterare le proprie prestazioni assumendo un prodotto proibito, ma è PROBABILMENTE stato disattento nell’assunzione di un integratore che, per la concentrazione dell’agente dopante nell’organismo del ciclista, non avrebbe comunque potuto alterarne le prestazioni sportive.
Quindi ha beccato 2 anni di squalifica retroattiva, con cancellazione delle vittorie (un Giro ed un Tour tra le altre), rescissione dei premi, modifiche degli ordini d’arrivo, impossibilità a partecipare al prossimo Tour de France ed alle Olimpiadi ed altre amenità PERCHE’ SI E’ DISTRATTO.
Ora: lungi da me il difendere un dopato, per me lo squalificherei a vita, ma ci sono degli indagati per associazione mafiosa giunti in terzo grado di giudizio che prendono condanne più miti!
Non è che la WADA, per voler punire la Spagna e le sue federazioni sportive, per tradizione un po’ “lasche” sull’argomento, ha bastonato questo atleta in modo un po’ troppo plateale?
Forse sarebbe il caso di incidere in modo più permanente su alcuni soggetti colti in flagranza di reato, magari con una diretta ed insindacabile squalifica a vita, ed avere la mano un po’ più morbida con coloro dei quali non solo non si è provato il dolo, ma nemmeno la certa colpevolezza, basandosi sopratutto su valori statistici, per loro stessa natura passibili di errore quando assunti a valore certo per un’analisi individuale.


